Sono stati pubblicati nella Gazzetta ufficiale del 29 agosto scorso, quindici decreti del ministero dell’Economia che sanciscono “la riduzione delle risorse a qualsiasi titolo spettanti” ai comuni interessati a seguito di trasferimento in proprietà, a titolo gratuito, degli immobili. Tra i quindici decreti firmati, infatti, vi è quello del Comune di Vieste che riguarda, appunto, la “Torre San Felice”.
Si conclude, così, un lungo iter burocratico messo in atto con l’attivazione del cosiddetto “federalismo demaniale” che, com’è noto, si divide in due categorie: ordinario e culturale. Si tratta di due strumenti diversi, entrambi pensati per permettere agli Enti Territoriali di diventare proprietari degli immobili dello Stato sul proprio territorio. Beni abbandonati o non utilizzati al meglio, possono così rinascere con nuove funzioni, in linea con i più ampi progetti di rigenerazione urbana attivi sul territorio. Il successo del federalismo demaniale rappresenta un esempio concreto di come la collaborazione tra diversi livello di governo, soprattutto l’attenzione rivolta al territorio e al rispetto delle sue peculiarità, genera risultati tangibili per i cittadini e per l’intera comunità locale che può utilizzare i beni pubblici per esigenze di carattere sociale, economico o culturale.
Come sarà utilizzata, dunque, la Torre di San Felice? Quali i programmi del Comune di Vieste in merito? Da tempo, a dire il vero, si pensa di trasformare quella bellissima struttura (che ha necessità, in ogni caso, di un adeguato restauroe particolare ristrutturazione), posizionata nella più bella location della costa del Gargano, in una struttura polivalente di accoglienza turistica e piccolo museo. Una sorta di “biglietto da visita”, per i tanti ospiti che, prima di arrivare a Vieste, potrebbe essere informati compiutamente e dettagliatamente delle opportunità offerte dalla città e dal suo straordinario territorio. Un servizio pubblico, da affidare a personale specializzato e plurilingue, di rilevante importanza, assieme al recupero (unitamente al piazzale antistante, che potrebbe essere trasformato in un suggestivo belvedere) di un bene storico di grande valore culturale, troppo spesso mortificato dalla presenza di venditori ambulanti (abusivi), che squalificano il rinomato sito.
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