Secondo il giornalista e direttore del periodico Voci e Volti, Alberto Cavallini, le accuse rivolte a padre Moscone sono assolutamente infondate e strumentalizzate. Cavallini sottolinea che, durante le manifestazioni, Moscone ha sempre fatto una netta distinzione tra la condanna dell’antisemitismo e la critica alle politiche israeliane nei confronti dei palestinesi. Non c’è mai stata alcuna equazione tra l’Olocausto e la catastrofe palestinese, come erroneamente suggerito dalle accuse. Al contrario, Moscone ha condannato fermamente le atrocità che continuano a perpetrarsi nei territori palestinesi occupati e ha esortato la comunità internazionale a fare di più per fermare la violenza e garantire il rispetto dei diritti umani.
Il giornalista prosegue ricordando che Moscone ha sempre parlato della pace come un valore universale, invocando un disarmo non solo materiale, ma anche nei cuori e nelle menti, come insegnato dal Vangelo. Le sue parole sono mosse dal desiderio di promuovere la fratellanza e il dialogo tra i popoli, senza mai incitare all’odio. La sua critica alle politiche di Israele è radicata nella necessità di porre fine a una situazione di occupazione che da decenni provoca sofferenza e morte, tanto per i palestinesi quanto per gli israeliani.
Il vero messaggio che Moscone ha voluto trasmettere è quello della necessità di “disarmare” i cuori e le menti, e non quello di fomentare conflitti tra popoli. È stato chiaramente indicato che l’unico vero cammino verso la pace passa attraverso il riconoscimento dei diritti dei palestinesi e il rispetto della legge internazionale, non attraverso il riarmo, ma attraverso il dialogo e la comprensione reciproca.
In risposta alle accuse, Cavallini sottolinea che l’accusa di antisemitismo contro Moscone è una manipolazione per distogliere l’attenzione dal vero problema: la sofferenza dei palestinesi e la necessità di giustizia. Moscone, ha dichiarato Cavallini, ha parlato in modo chiaro e fermo contro la violenza, senza mai scivolare in pericolosi stereotipi antisemiti, ma esprimendo una posizione di solidarietà verso chi soffre, senza fare distinzioni di etnia o religione.
La posizione di Moscone è stata supportata anche dagli amministratori garganici e dalle oltre cento associazioni della Rete dei Comitati per la Pace di Puglia, che hanno prontamente respinto le accuse e hanno confermato l’impegno dell’Arcivescovo a favore della pace, della giustizia e dei diritti umani. La campagna mediatica lanciata contro di lui, secondo Cavallini, è solo una strumentalizzazione politica, che cerca di mettere a tacere chi alza la voce per la verità.
L’invito di padre Moscone alla fine è chiaro e inequivocabile: la vera pace non può essere raggiunta attraverso il riarmo o la guerra, ma solo attraverso il rispetto dei diritti di tutti i popoli e il disarmo delle menti e dei cuori. Il suo discorso non è mai stato e non sarà mai un incitamento all’odio, ma un appello a costruire una società più giusta e fraterna.
In conclusione, Cavallini afferma che le accuse di antisemitismo rivolte a padre Moscone sono non solo ingiuste, ma anche profondamente errate. Il suo è un messaggio di pace, di speranza e di amore per l’umanità, che non può essere ridotto a una strumentalizzazione politica. La comunità garganica e pugliese, come anche le molteplici realtà associative che sostengono le sue iniziative, continueranno a sostenere il suo impegno per un mondo migliore, più giusto e pacifico.
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